Pensavo fosse amore invece era una gabbia

Articolo della Dottoressa Lisa Ribechini – Psicologa

Partiamo da un presupposto, la vera e totale indipendenza non è possibile né tantomeno auspicabile. Pensiamo ad esempio alla relazione tra madre e bambino nei primi anni di vita, quando questo dipende totalmente ed esclusivamente dalle cure, dalla nutrizione e dal senso di contenimento della mamma. Questo è un esempio di relazione totalmente dipendente… ma non per questo disfunzionale. Il bambino cresce grazie alle cure dei genitori andando verso una maturazione del proprio Sè e del senso di autonomia e costruendo un sempre più crescente senso di individuazione.

Anche nella fase dell’innamoramento un certo grado di dipendenza è assolutamente normale. Spesso in questa fase il desiderio è quello di avere con il partner un rapporto simbiotico e la sensazione è che senza l’altro “non potremmo mai vivere”. Nei legami d’amore esiste infatti una contaminazione di confini delle due persone coinvolte, e la percezione è quella di una sorta di fusione. Tuttavia con il passare del tempo e con il definirsi del rapporto si passa ad una fase più matura in cui le persone riprendono in mano la propria autonomia e individualità e la simbiosi diminuisce, così come nel rapporto tra madre e bambino.

A volte però capita che questo desiderio di fusione perduri nel tempo e che l’amore per il partner si trasformi in un’ossessione che domina la mente e procura sofferenza. Il vincolo di coppia offusca i propri bisogni e ci fa sentire incatenati all’altro, la propria individualità risulta soffocata. Ed è in questi casi è possibile parlare di love addiction o dipendenza affettiva.

La dipendenza affettiva, ad oggi, non è inclusa come un vero e proprio disturbo nel DSM-V, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, ma come una “New Addiction”, ovvero una dipendenza di tipo comportamentale come la dipendenza da internet, da gioco d’azzardo, da shopping compulsivo o da lavoro.

Nella dipendenza affettiva la coppia è vissuta come condizione unica, indispensabile e necessaria per la propria esistenza. All’altro viene attribuita un’importanza tale da annullare se stessi e non ascoltare i propri bisogni. Tale meccanismo viene perpetuato per evitare di affrontare la paura più grande: la rottura della relazione e il senso di abbandono. È una condizione relazionale estremamente negativa, in cui il distacco dall’altro è percepito tanto dannoso da essere mortale.

Chi soffre di dipendenza affettiva blocca ogni suo interesse sul nascere, le amicizie sono escluse, gli impegni lavorativi sono ridotti al minimo, non c’è più tempo per se stessi e non si prova una minima curiosità rispetto ai propri potenziali interessi, desideri, sogni. Ci si fa carico delle necessità del partner solo per averlo vicino, supportandolo finanziariamente o cercandogli un lavoro, volendo per forza risolvere i suoi problemi, sperando di poter ricevere un riconoscimento che probabilmente non arriverà mai.

Quali sono quindi le spie che potrebbero indicare une relazione tossica?

  1. Astinenza per l’assenza del partner con sofferenza e mancanza compulsiva dell’altro,

  2. Tempo investito nella relazione molto ampio con con isolamento e rinuncia ad altri tipi di attività sociali, lavorative o di svago,

  3. Continui sforzi per poter controllare la propria relazione e menzogne per nascondere quello che vi succede all’interno data la vergogna a parlarne con altri,

  4. Paura di mostrarsi per quello che si è, senso d’inferiorità nei confronti del partner,

  5. Gelosia e possessività marcata e incontrollabile,

  6. Sono riversati sull’altro tutti i meccanismi di autoregolazione, come il mantenimento dell’autostima e la capacità di ascoltare le proprie emozioni, senza l’altro al nostro fianco potremmo persino andare nel panico,

  7. Facile ricattabilità, perché si scenderebbe a qualsiasi compromesso pur di non perdere l’altro,

  8. Bassa autostima, depressione, insonnia, sensi di colpa e rabbia,

  9. Possibili disturbi psicosomatici.

Ci sono dei costi per tutto questo?

La risposta a questa domanda è assolutamente SI. Questa condizione infatti intorpidisce mentalmente la persona e la rende incapaci di esprimere i propri sentimenti, minacciando gravemente la salute e il benessere psicologico. Il proprio Sè si esprime solo attraverso l’altro, si perde la spontaneità e la leggerezza e la relazione di coppia diventa una gabbia nella quale si sopravvive.

La mancanza di individualità può addirittura portare alla perdita dell’intimità e del desiderio sessuale. Questo provoca in generale un doppio malessere, perché solitamente nella prima fase della relazione i vissuti sessuali sono molto gratificanti e sono spesso quelli a rinforzare la dipendenza e la passione distruttiva.

Spesso compaiono associati sintomi fisici e psicologici, come emicranie, disturbi del sistema gastrointestinale, forte ansia, umore disforico.

Nel tempo si può sviluppare un vero e proprio quadro psicopatologico caratterizzato da depressione, ansia generalizzata, disturbi del sonno, irritabilità, disturbi alimentari, ossessioni e compulsioni.

Qual è l’origine della dipendenza affettiva?

Le radici della dipendenza affettiva risiedono nell’esperienza individuale di ciascun partner. Come per tutti i disturbi l’eziologia è multifattoriale e le cause possono essere molteplici. Elemento costante sembra comunque essere la scarsa autostima che può aver avuto origine da possibili difficoltà vissute nell’infanzia (come: esperienze di abbandono, violenze fisiche e psichiche, maltrattamenti e soprusi emotivi, bullismo) che lasciano un segno doloroso nella mente del bambino o del ragazzo che, una volta raggiunta l’età adulta, cercherà qualcuno in grado di fornirgli quel senso di autostima e di contenimento che manca.

La scarsa autostima potrebbe anche nascere dall’esperienza di aver avuto dei genitori iperprotettivi che, tendendo a soddisfare tutte le esigenze e i bisogni dei figli, non permettono loro di sviluppare un’adeguata indipendenza e il messaggio che potrebbe trapelare è quello del “te lo faccio io perché da solo non sei capace”. Da adulti queste persone potrebbero poi riversare sull’altro molte aspettative, credendo appunto che solo il partner possa risolvere i loro problemi.

Altra esperienza è poi quella dei genitori assenti che, non dando conferma alle aspettative e ai bisogni affettivi dei bambini, possono trasmettere loro il messaggio che non hanno valore. In questo caso il partner rappresenta proprio il riscatto di essere amati. La sua perdita così potrebbe essere l’amara e angosciante conferma che non si è persone di valore.

La cause tuttavia possono essere molteplici e non risiedere in esperienze infantili e precoci. Le esperienze e i vissuti che ci portano alla sofferenza relazionale possono essere tantissimi, e non è mia intenzione restringerli alla relazione avuta coi i genitori e con i caregivers in generale.

Essendo tuttavia la dipendenza affettiva una sofferenza che proviamo all’interno di una relazione credo che, all’interno di un’altra relazione, questa possa affondare le sue radici.

Trattamento: come uscire da questa gabbia

Attraverso un percorso psicologico e psicoterapico è possibile affrontare il disagio della dipendenza affettiva che conduce a sofferenza e infelicità. È importante che la persona prenda uno spazio per se stessa, per darsi valore e per concentrarsi su di sé e sul proprio modo di essere nel mondo. È importante riscoprire i propri interessi e passioni, ampliando il proprio Sè in una modalità che risulti più aperta, flessibile e spontanea. Sarà anche necessario entrare in contatto con le proprie fragilità e bisogni insoddisfatti, in modo che autonomamente si possa decidere verso dove dirigere le proprie energie, gettando così le basi per la costruzione di una più sana e funzionale modalità d’amare. Un focus sarà posto inoltre sull’assertività e l’autostima, oltre che su una sana integrazione rispetto alle esperienze del proprio passato e nel senso di Sè attuale.

In questo articolo mi sono soffermata sulla dipendenza affettiva nei riguardi di un partner, è importante tuttavia sottolineare che potrebbe essere rivolta anche verso altri significativi, come i figli, i genitori, fratelli o sorelle e amici.

Se credi che possa esserti di aiuto puoi contattare la Dottoressa L.Ribechini , al numero di telefono 329.0464957, tramite chiamata sms o WhatsApp, o inviandomi una mail a psicologa.lisaribechini@gmail.com.

Scopri il sito web della Dr.ssa Lisa Ribechini

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